Caos Bonus matrimonio: ventimila euro alle coppie under 35 che si sposano in chiesa

La Lega ha proposto l’istituzione di un bonus matrimonio. Ventimila euro da offrire ai giovani che vogliono sposarsi in chiesa.

Nemmeno il tempo di presentare l’iniziativa e di proporla alla Camera che da Palazzo Chigi è arrivato uno stop. Perché?

Matrimonio, bonus per giovani coppie - www.cilentolive.com
Bonus matrimonio: è caos (Pixabay) – www.cilentolive.com

I beneficiari del bonus matrimonio pensato dalla Lega di Salvini dovrebbero essere le giovani coppie under 35 con ISEE 2022 non superiore a ventitremila euro. L’iniziativa, però, almeno inizialmente contemplava i soli matrimoni cattolici. E vi era dunque il problema dell’incostituzionalità del sostegno.

Il caos è scoppiato domenica sera, quando la Lega ha presentato un disegno di legge alla Camera per incentivare i matrimoni attraverso un bonus per un massimo di ventimila euro.

È un fatto che in Italia sempre meno giovani abbiano la possibilità di sposarsi: i problemi economici sono tali da impedire in molti casi la costituzione di nuove famiglie. Dunque la proposta è stata pensata dai parlamentari leghisti come valida misura di sostegno rivolta a tutti gli under 35 che votrebbero sposarsi ma sono spaventati dall’esborso economico (costi della cerimonia, in primis).

Tuttavia la proposta della Lega per il bonus matrimonio contemplava solamente i matrimoni con rito cattolico. Ovviamente tale discriminazione ha suscitato immediate critiche. I social network sono esplosi non appena è venuto fuori il testo della proposta. Fra critiche più strutturate e pesanti ironie, in molti hanno bollato la misura come inutile e ingiusta.

Bonus matrimonio: la Lega propone e il Governo ferma tutto

Così anche il Governo ha preso subito le distanze dal testo proposto dalla Lega. Salvini ha quindi ritrattato sostenendo di voler allargare la proposta a tutti i matrimoni, sia civili che religiosi.

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Matrimonio (Pixabay) – www.cilentolive.com

Ma in cosa consiste nello specifico, questo bonus matrimonio? Si tratterebbe di ina detrazione d’imposta fino al venti per cento su diverse voci di spesa connesse ai matrimoni, cioè alla festa di celebrazione del rito. Uno sconto sul catering, le bomboniere, gli abiti degli sposi e il servizio fotografico…

La detrazione, secondo la proposta, può arrivare a un massimo di ventimila euro, da dividere in cinque quote annuali dello stesso importo. Altro particolare “molto leghista”: gli sposi devono essere italiani da più di dieci anni e devono sposarsi in Italia.

Per giustificare il passo falso la Lega ha spiegato l’iniziativa sostenendo che il bonus sia stato pensato per rispondere al calo dei matrimoni religiosi. Secondo l’ISTAT, infatti, i matrimoni in chiesa stanno diminuendo a un ritmo doppio rispetto a quelli civili. Ma, come anticipato, il Governo ha preso le distanze dalla proposta. La Meloni ha sottolineato che si è trattato di un’iniziativa parlamentare e che un bonus matrimoni non è allo studio dell’esecutivo.

L’aspetto che ha suscitato più critiche è la distinzione tra rito civile e religioso. Per la Costituzione italiana, infatti, è impossibile privilegiare una coppia sposata in chiesa rispetto a una coppia unita con rito civile.

Nell’articolo 29 della Costituzione il matrimonio è inteso come istituzione aconfessionale. Può essere tanto civile quanto religioso. Quindi non v’è alcuna base costituzionale che possa giustificare una tanto evidente discriminazione.