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OCCHI PUNTATI SULLA SERIE A 28° DI CAMPIONATO

La ventottesima di campionato si è aperta, come ormai consuetudine del nostro calcio, tra le polemiche. Juventus-Milan di venerdì sera ha inaugurato l’ennesimo filone di complottisti che non hanno perso occasione per gridare allo scandalo, alla combine, alla malattia del sistema che non fa altro che favorire sempre le solite compagini. Sembra ormai anacronistico, inattuale, ma forse fin troppo semplice, attaccarsi all’episodio arbitrale controverso, alla decisione di assegnare un calcio di rigore all’ultimo secondo di una partita andata a senso unico alla luce dei valori espressi sul rettangolo verde, pur di non ammettere la superiorità di una squadra che da almeno quattro anni ammazza il campionato a gennaio. Se è vero che la Juventus lotta ormai per un posto tra le grandissime d’Europa, è vero anche che il merito per l’enorme sviluppo del movimento calcistico a tinte bianconere è da assegnare non a fantomatiche decisioni prese a tavolino, ma alla sapiente programmazione che non ha fatto altro che portare grossi introiti nelle casse juventine: a Torino ci si muove, infine, con buona capacità sul mercato, forti dell’appeal di squadra di livello internazionale. È corretto prendersela ancora col governo, se piove?

La giornata appena passata ha visto vincere anche le altre grandi del campionato, a partire dal buon risultato della Roma in quel di Palermo, passando dal Napoli che vince sul Crotone fra le mura amiche, finendo col roboante successo dell’Inter sulla rivelazione della stagione, l’Atalanta dell’ex Gasperini.

La Roma riprende la marcia verso il consolidamento della seconda posizione dopo un periodo di crisi di risultati che l’ha portata quasi sull’orlo dell’uscita dalla coppa. La squadra di mister Spalletti non vive un buon momento di forma, ma è riuscita ad avere la meglio sul disastrato, seppur volenteroso, Palermo di quest’annata disgraziata, anche in formazione rimaneggiata per il fisiologico turnover di questo periodo. La speranza è che riesca a passare il turno contro l’ostico ma non irresistibile Lione nella gara di domani sera.

Il Napoli, invece, pare di non riuscire a fare a meno di Dries Mertens. Nonostante l’ottimo e decisivo Insigne ammirato col Crotone, il maghetto belga, stabilmente utilizzato come centravanti, ha spaccato la partita coi suoi ormai proverbiali strappi: l’invenzione di Sarri ha pagato dividendi, perché Dries è ormai fra i migliori giocatori del campionato e, in attesa del miglior Milik, non sembra sostituibile da un inguardabile Pavoletti, palesemente fuori condizione e fuori dal gioco dell’undici partenopeo.

L’Inter ha fornito una vera e propria prova di forza contro l’ostica Atalanta, seppellita sotto una valanga di sette gol. Mattatori di giornata il bomber Icardi e un ritrovato Banega, che pare corretto definire un acquisto del mese di marzo, visto l’impatto avuto dal fantasista argentino nelle ultime due uscite dei nerazzurri, autori di una tripletta ciascuno. L’altro gol è stato siglato dall’immancabile ex di turno, Gagliardini, protagonista nel centrocampo interista, vero valore aggiunto della mediana di Pioli. Proprio al mister va il plauso di aver plasmato l’Inter a sua immagine e somiglianza, rendendola una squadra battagliera, che propone un calcio solido e verticale, specchio della competenza tattica di un ottimo allenatore sottovalutato fino all’eccesso, al quale non bastano neanche gli ottimi risultati di questa seconda parte del campionato per allontanare le voci che lo vogliono sostituito ora da questo ora da quest’altro santone della panchina. Che la proprietà cinese scelga per il meglio, per il bene del calcio milanese.

Di grande rilevanza è il risultato ottenuto dalla Lazio ai danni del Toro di Mihajlovic, a dare continuità a quanto di buono fatto finora dai ragazzi di Inzaghi, alimentando il sogno del terzo posto che significherebbe Champions League. Il trio di attaccanti dei biancocelesti vive nell’euforia di un ambiente che sogna l’Europa, anche grazie ai gol di Immobile, tornato ai livelli dell’anno da capocannoniere del campionato dopo le non troppo fortunate avventure all’estero.

Scorrendo la classifica, la Fiorentina mantiene il Franchi inviolato ancora una volta, cogliendo una vittoria sul finale contro il Cagliari. La squadra viola, ad ogni modo, paga l’eccessiva discontinuità mostrata durante l’anno, che le precluderà quasi sicuramente un piazzamento europeo, complici l’instabilità della panchina di Sousa, sempre nell’occhio del ciclone, le innumerevoli voci di mercato sui pezzi pregiati della rosa, e il rendimento al di sotto di alcuni elementi, Rodriguez e Borja Valero su tutti, autori di un’annata piuttosto anonima.

Per concludere, è doveroso un commento sulla zona retrocessione. I tre fanalini di coda, Palermo, Crotone e Pescara, sono semplicemente inadeguati al contesto della Serie A, capaci di non raggiungere la media del punto a partita, sommando i punti e le gare di tutte e tre. Trattasi di vera e propria impresa in negativo, alla luce del fatto che si tratta delle peggiori tre squadre per punti ottenuti dal 1998 a oggi. Come sia possibile presentarsi nella massima serie in tali condizioni risulta misterioso. A quando una Serie A a diciotto squadre? A quando un campionato competitivo su tutti i livelli, dove non sia solo una squadra a dominare e dove non si sappia già a luglio chi sia condannato a retrocedere?

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