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ORA CHE NE SARA’ DELL’OSPEDALE DI AGROPOLI? di Sergio Vessicchio

ancelotti

Franco Alfieri era rimasto l’unico e l’ultimo baluardo per avere una speranza sulla riapertura dell’ospedale di Agropoli.Sfumata la possibilità di mandarlo in ruoli istituzionali capaci di fargli avere una voce che non poteva avere da sindaco quando il centrodestra di Caldoro lo chiuse per una rappresaglia politica proprio contro di lui.Alfieri ha dato tanto alla città di Agropoli, ha dato quello che in 50 anni nessuno aveva dato quando era nella stanza dei bottoni, forse solo Paolo Serra aveva avuto l’attenzione che ha avuto Franco Alfieri.Per entrambi la camera è rimasta un sogno, una chimera, un affronto.Il voto del 4 Marzo ha detto una cosa molto semplice, la gente della comunità, della città, di Agropoli se ne fotte.Hanno votato rispettabilente i loro partiti di riferimento e non hanno votato Alfieri che in 10 anni ha portato la città ad una crescita esponenziale.Lo stava facendo anche Paolo Serra quando la città lo tradì impedendogli di andare alla camera.Il voto contro Alfieri, per meglio dire, a favore dei loro interessi personali ha dimostrato che gli agropolesi non sono un popolo coeso, coatto, unito, sono dei liberi cittadini italiani ai quali interessa poco la crescita di una città.D’altra parte lo sgretolamento ideologico di Agropoli si tocca con mano.Nella società civile non vi è interesse comune mostrato forse solo ed esclusivamente durante le partite di basket quando la squadra era in serie A poi il carnevale e “cosa di pochi”, il presepe vivente e “cosa di pochi”, il calcio è “cosa di pochi”.Lo specchio fedele della situazione che c’è in città ad Agropoli è l’aggregazione, tanto per fare un esempio, di chi gestisce l’ufficio turismo al Comune di Agropoli.E’ questo l’indicatore più chiaro della disgregazione sociale che c’è in città e si nota soprattutto durante il corso delle processioni estive quando i santi sfilano in paese senza seguito e in mezzo al traffico.Qui non c’è più la comunità, non c’è più l’identità di una città e il voto disgregato e non compatto che è uscito dalle urne agropolesi è la cartina di tornasole di tale situazione.Un popolo diviso in vari gruppi a seconda degli interessi non si unisce intorno a chi dovrebbe rappresentare proprio la compattezza di una comunità.Alfieri ha fondato tutte le sue speranze di carriera politica sul sindacato agropolese, non si è accorto però che la città non  c’è più, non esiste e che si è sgretolata perché si sono accumulati rispettabili cittadini i quali, a loro volta, non la sentono propria, vi si sono “accampati” perché c’è il mare, il sole, la modernità di strutture, in parte anche la tranquillità ma qui non c’è la comunità, non c’è lo spessore di identità che avrebbe portato a votare per Franco Alfieri concentratore di interessi comuni e idealizzatore di quella città guida in un territorio esaltato a modello turistico e ambientale come il Cilento.E senza Franco Alfieri, non sappiamo quali siano le sue decisioni, si perdono le speranze di vedere riaperto quell’ospedale che potrebbe significare salvezza per tante persone e anche un chiaro richiamo di carattere turistico perché ormai quando si scelgono i luoghi di villeggiatura lo si fa anche e soprattutto se ci sono strutture capaci di attrarre i turisti.E’ vero De Luca nonostante le pressioni di Alfieri l’ospedale non lo ha riaperto, ma è anche vero che con il peso politico di un deputato come Alfieri machiavellicamente poteva arrivare, anche se gradualmente, alla riapertura.Quale sarà il futuro di Alfieri? L’ex sindaco non si è ancora espresso, è evidente che a questo punto la sua delusione è giustificata e va compresa.Marzia Ferraioli, straordinaria docente universitaria che ha vinto il collegio vive a Roma, che ne può sapere dell’ospedale di Agropoli?Castiello, cilentano DOC, ex forzista esperto di problemi relativi all’economia in che modo può guardare all’ospedale di Agropoli? Ci diranno, ma non ci sono competenze nei due rami del Parlamento relative alle questioni sanitarie, giusto, però un politico del posto dalla personalità e dalle potenzialità come quelle di Alfieri avrebbero inciso più di ogni altra cosa e al di sopra di ogni competenza istituzionale sull’apertura dell’Ospedale.Il cambio di modulo, usando un’espressione sportiva, nella legge elettorale indicava chiaramente che il territorio andava rispettato con i riferimenti del posto proprio perché i deputati e senatori eletti dovevano farsi portavoce delle esigenze e delle istanze dei luoghi in cui si veniva indicati.Ad Agropoli hanno votato come se Alfieri non ci fosse, come se Alfieri non avesse amministrato questa città per 10 anni o come se avesse amministrato e lo avesse fatto male.Il popolo è sovrano e ha deciso che Alfieri doveva rimanere al palo, rispettiamo l’idea di tutti e la democrazia nelle scelte e andiamo avanti.Che Dio ce la mandi buona! Sergio Vessicchio

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Sergio Vessicchio
Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.
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