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Benchmark, cos’è? Definizione, perché si usa in ambito finanziario

Il Benchmark è un termine la cui traduzione potrebbe essere punto di riferimento (benchmark significato) e, se applicato all’economia, riveste una importanza notevole ed è riferito ad un’attività strategica ormai irrinunciabile per le aziende (analisi benchmark).

Definizione

Il benchmarking si definisce come la metodologia che, attraverso il raffronto sistemico, consente alle aziende di confrontarsi con i punti di riferimento per valutare la propria posizione ed apportare i dovuti miglioramenti.
Nel concreto, possiamo individuare diverse tipologie di benchmark: quello che analizza la performance di un network di aziende appartenenti allo stesso settore; il benchmark tra aziende appartenenti a settori diversi e operanti con processi e attività non assimilabili; infine, il benchmark strategico, cioè riferite all’analisi dei diretti competitors, delle aziende direttamente concorrenti. Da quando la Xerox Corporation per la prima volta negli anni 70 ha adottato questo metodo per analizzare la propria posizione in funzione logistica, il benchmark ha trovato innumerevoli applicazioni industriali: interno se riferito a comparti diversi della stessa azienda, funzionale se utilizzato per il raffronto di processi assimilabili ma di organizzazioni differenti, competitivo se rivolto ad aziende concorrenti, globale se include settori differenti e sistemi diversi, energetico se considera il consumo di energia (tema di grande attualità).
Il funzionamento è abbastanza intuitivo: una volta individuato il settore da analizzare, si sceglie un paniere, uno stock di indicatori da utilizzare per il raffronto e poi si analizzano le differenze (benchmark test), allo scopo di verificare eventuali criticità nei processi industriali, da correggere o migliorare attraverso la ristrutturazione degli stessi (benchmark analysis).

 

In ambito finanziario

Da quanto appena enucleato, si può facilmente intuire quanto proficuo possa essere questo metodo se applicato ai mercati finanziari.
Come strumento finanziario, il benchmark risulta utile per analizzare il mercato e valutarne i rischi connessi, soprattutto se riferito agli ETF e ai fondi comuni che, per loro natura, già presentano caratteristiche compatibili con l’analisi di aggregati.
In pratica, il benchmark offre un’analisi dei rischi connessi ad uno specifico mercato in cui il portafoglio opera, così da rappresentare all’investitore la performance del suo portafoglio con gli strumenti necessari per verificarne l’andamento ed effettuare eventuali correttivi.
Il benchmark deve presentare alcune caratteristiche: rappresentatività delle regole di gestione del portafoglio;

replicabilità degli indici effettuando direttamente operazioni sul mercato da parte dell’investitore; trasparenza, che consentono all’investitore di replicare sul mercato le stesse regole utilizzate per il calcolo dell’indice;

hedgeability, l’indice dev’essere anche sottostante di contratti derivati, in modo da contenere i costi di gestione e velocizzare la copertura del portafoglio.
L’esempio principale dell’applicazione di tale metodologia, avviene nell’ambito dei fondi; così come disposto dal TU in materia di intermediazione finanziaria, ogni gestore deve indicare un benchmark per ogni fondo, così da rappresentare all’investitore l’andamento del fondo rispetto al punto di riferimento, con cadenza almeno semestrale.
L’utilità delle analisi di benchmark è evidente: se si vuole investire in un determinato fondo, si analizza il benchmark che fornisce indicazioni sulla natura del fondo, del suo andamento, dei rischi e delle prospettive.
Se applicato ai fondi comuni di investimento, la metodologia non avviene sulla base di uno standard di mercato, ma su un mix di indici (ad es. azioni e obbligazioni), che potrà ben rappresentare l’andamento di un fondo composto al 50% di azioni e obbligazioni.
Per gli ETF, invece, i benchmarks tendono a rappresentare il più fedelmente possibile determinati indici. In tal caso, più l’EFT replicherà fedelmente l’andamento del benchmark, più la performance dello stesso sarà positiva.

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