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ORA LA PISAPIA ALZA LA VOCE

CASAL VELINO. «Noi non andiamo a dettare leggi nelle case altrui, come fanno gli altri, Dio non voglia che vengano a chiamare anche il porto di Casal Velino in qualche altro modo…». Ad affermarlo il sindaco di Casal Velino, Silvia Pisapia, in merito alla vicenda che vede il comune di Vallo della Lucania e quello costiero contrapposti sulla denominazione da dare alla stazione ferroviaria. Il comune di Casal Velino è deciso a voler anteporre il nome del proprio Ente davanti alla dicitura “Vallo della Lucania-Castelnuovo”, presente attualmente sulla tabella della stazione ferroviaria, che ricade sul territorio del sindaco Pisapia.
Questo fatto ha innescato una querelle che ha visto il comune di Vallo della Lucania e quello di Castelnuovo Cilento nominare un legale per rivendicare il diritto a lasciare le cose come stanno, o al massimo far inserire il toponimo a margine dei nomi già esistenti. Aloia ha accusato Pisapia di fare discorsi campanilistici. Pisapia in tutta risposta non le manda a dire e sottolinea: «Rispedisco al mittente questa accusa, noi non andiamo a fare prevaricazioni in casa altrui. L’aggiunta di Casal Velino nella tabella della nostra stazione ha esigenze di ordine commerciale e di visibilità. Quella di Aloia sarà anche una città di servizi, ma non fa di certo i 50mila turisti annui che fa registrare il mio comune; non mi risulta poi che Vallo sia meta turistica e quindi ha necessità di farsi pubblicità».
Quindi prosegue: «Io mai mi sognerei di andare in casa altrui e di andare a rivendicare ruoli di sindaco in altri territori, gli altri non possono dire lo stesso. Io non vado a dire di mettere il nome di Casal Velino all’ospedale o alle scuole di Vallo…». Quindi Pisapia racconta un aneddoto: «Due anni fa, quando non ero ancora sindaco, Aloia chiese all’attuale vicesindaco di Casal Velino che un nostro funzionario potesse andare a dare una mano nel suo comune per risolvere una questione intricata; in cambio aveva dato la sua parola a risolvere questa vicenda della stazione. Il nostro funzionario ha risolto i suoi problemi – conclude – di lui e della parola data non possiamo dire lo stesso».
Andrea Passaro

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