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OMICIDIO DI ANTONIO PASCUZZO,LA RICOSTRUZIONE DEI CARABINIERI E LE ULTIME ORE DI VITA

pascuzzo

Ogni giorno che passa la vicenda che ha tenuto tutti con il fiato sospeso rispetto alla morte di Antonio Pascuzzo si arricchisce di nuovi e ulteriori colpi di scena.Antonio Pascuzzo è stato ucciso per 500 euro ed in mezz’ora. Sono questi alcuni dei dettagli emersi dalla conferenza stampa in mattinata si è tenuta presso la Compagnia Carabinieri di Sala Consilina alla presenza del Procuratore Capo della Repubblica presso il tribunale di Lagonegro, dott. Vittorio Russo, del Colonnello Antonino Neosi, Comandante provinciale dei Carabinieri di Salerno, del Capitano della Compagnia Carabinieri di Sala Consilina Davide Acquaviva e del Comandante della stazione Carabinieri di Buonabitacolo, Maresciallo Gianni Mirabello.

I DETTAGLI 

L’omicidio infatti si sarebbe consumato tra le 22.45 e le 23.15 di venerdì 6 aprile. Alle 22.45 infatti Antonio Pascuzzo esce da casa dello zio dopo aver ricevuto un sms. Alle 23.15 circa, del suo telefono si perdono le tracce. Si spegne, e saranno gli accertamenti disposti dalla Procura a stabilire il perché. Potrebbe essersi scaricato o essersi spento in seguito alla caduta del corpo di Antonio Pascuzzo che viene lanciato dal suo assassino da una altezza di circa 5 metri sul greto del torrente Peglio a Buonabitacolo. Potrebbe essersi spento anche a causa dell’umidità del luogo. Di certo era ancora addosso ad Antonio Pascuzzo quando è stato ritrovato il cadavere.

Ucciso ed occultato nel raggio di pochi metri. Antonio Pascuzzo va all’appuntamento con Karol Lapenta ma trova la morte. Karol Lapenta, secondo quanto confessato, lo uccide con 7 coltellate di cui una fatale al cuore. La zona è quella del campo sportivo e della palestra comunale di Buonabitacolo. E’ lì che i due, pusher ed acquirente, si incontrano per lo scambio di droga. E’ lì che Pascuzzo morirà. Ma il suo corpo viene verosimilmente trascinato per circa 50 metri dall’assassino che per nasconderlo lo lancia nel vuoto. Un volo di circa 5 metri al  termine del quale il cadavere di Antonio Pascuzzo resta sul greto del torrente Peglio, nascosto tra la vegetazione. E’ lì che viene ritrovato sabato 14 aprile dagli uomini della Protezione civile di Padula.

La bicicletta. Antonio Pascuzzo si reca sul posto dove non sa che incontrerà la morte, con la sua bicicletta che per giorni è stata cercata dai carabinieri, dai volontari della Protezione civile e dalla comunità di Buonabitacolo. Ma la bici era lì, a pochi metri dal cadavere di Antonio, nascosta all’interno del capannone della palestra abbandonata. Le finestre del capannone sono murate ma una è aperta. E’ lì che sabato viene rinvenuta anche la bicicletta di Antonio Pascuzzo, gettata all’interno del capannone da Karol Lapenta per depistare le indagini e portare gli inquirenti lontano dal luogo dell’omicidio.

L’ARMA

L’arma usata per uccidere è la stessa che Karol Lapenta usa per disossare le carni in macelleria. Un coltello con una lama di circa 12 cm che il killer porta con sé, nel suo zainetto, per andare all’incontro con il suo pusher. Un elemento che dunque ha fatto ipotizzare la premeditazione dell’omicidio commesso quella notte. Karol Lapenta, infatti, secondo la ricostruzione degli inquirenti, porta con sé il coltello prelevandolo quel pomeriggio dalla macelleria in cui lavorava. Lo mette nel suo zaino, colpisce a morte Antonio Pascuzzo e riporta l’arma sul posto di lavoro. Sarà proprio in macelleria che gli inquirenti la ritroveranno su indicazioni dello stesso Lapenta. L’arma inoltre è risultata assolutamente compatibile con le ferite analizzate durante l’autopsia dal medico legale Adamo Maiese.

LE MODALITA’

Antonio Pascuzzo viene ucciso con una effereazezza che lascia senza parole anche gli inquirenti. 7 coltellate al torace e alla schiena. Una fatale al cuore. Ma l’assassino non si ferma, infierisce sul corpo esanime del povero diciottenne, sferrandogli un calcio al volto con le scarpe che indossava in quel momento. Un paio di scarpe antinfortunistica di cui sono state trovate tracce anche durante l’autopsia. Una violenza ed una crudeltà che stridono abbastanza con il movente dichiarato: i 50 grammi di droga.

IL MOVENTE

Movente assolutamente confermato dagli inquirenti durante la conferenza stampa di stamattina. Ma lo stesso Procuratore e lo stesso Colonnello provinciale hanno lasciato aperta una porta: al movente per droga potrebbero aggiungersi altri elementi che potrebbero venir fuori dall’interrogatorio di garanzia e dalle successive indagini. Elementi che potrebbero dare una spiegazione ancor più plausibile, laddove possa essere plausibile un  omicidio, all’efferatezza del delitto. Forse vecchie ruggini, forse un livore che durava da tempo, forse debiti accumulati. Tante ipotesi da accertare ed appurare.

Di certo c’è che Karol Lapenta, ascoltato dagli inquirenti nei giorni delle ricerche, aveva dichiarato di essersi incontrato quella sera con Antonio Pascuzzo, che, sostiene, fosse il suo pusher da qualche mese. Ma l’incontro si era concluso, secondo le dichiarazioni rese da Lapenta nei giorni delle ricerche, serenamente, e ognuno dei due aveva proseguito per la sua strada. Solo nell’interrogatorio tenutosi in caserma a Sala Consilina, la notte tra sabato 14 aprile e domenica 15 aprile, Lapenta è crollato ammettendo le sue responsabilità sull’omicidio. Ma Lapenta, secondo quanto riferito dai Carabinieri e dal Procuratore Russo, afferma che quella sera non ci sia stata alcuna lite. E allora come ha fatto a degenerare in cotanta violenza lo scambio di 50 grammi di marijuana? Le indagini sono ancora in corso.

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