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SGARBI AD AGROPOLI,ENTUSIASMO E PIENONE

Una performance di grandissimo prestigio quella di Vittorio Sgarbi al teatro Eduardo De Filippo ad Agropoli.Grande entusiasmo per il noto critico d’arte.

Scenografia: centro campeggiano tre schermi di proiezione rettangolari, disposti in verticale, sui quali saranno proiettate le fotografie delle opere e i brevi video che assieme alle musiche dal vivo scandiscono i capitoli della lezione/conferenza di Vittorio Sgarbi.

“Michelangelo” comincia proprio con uno dei contenuti del visual artist Tommaso Arosio, legato alla lettura di uno stralcio di una lettera del Buonarroti stesso, in cui l’artista racconta della sua visita alla collezione di opere antiche del cardinale Riario. Sentitosi domandare se fosse in grado di creare qualcosa di altrettanto bello, Michelangelo risponde che non farei sì gran chose, ma che e’ vedrebe quello che farei. È in questo momento che sui tre schermi appare l’immagine della famosissima Pietà Vaticana, scolpita dal Maestro poco più che ventenne e alle prese con il suo primo tentativo con il marmo di Carrara. L’opera è di una bellezza inenarrabile e dimostra una maturità artistica e concettuale straordinaria; non può essa quindi che costituire il vero e proprio inizio della lezione del professor Sgarbi, che esamina via via tutte le più celebri opere di Michelangelo Buonarroti, illustrandone collegamenti artistico-letterari che coprono oltre cinquecento anni di storia. Il pubblico si stupisce così di trovare nella Pietà del 1499 la perfetta rappresentazione visiva della preghiera dantesca di San Bernardino, ma anche di inoltrarsi in una riflessione sull’esistenza nell’arte dello spazio-tempo per mezzo di digressioni su Manet, Magritte e Jan Fabre.

Tra una sonata e l’altra del poetico violino di Valentino Corvino è bello e a tratti magico esaminare le fattezze scultoree della Sacra Famiglia del Tondo Doni, che così bene esprime il concetto artistico michelangiolesco, e la risoluta concentrazione del David messo a confronto con i sempre poco citati artisti operanti a Bologna nella seconda metà del Quattrocento, ma anche e in modo stupefacente con i bronzi di Riace, che Michelangelo non avrebbe mai potuto ammirare*, ma che sembrano proprio essere stati sua ispirazione nella posa del celeberrimo eroe biblico. Il viaggio nell’arte del Buonarroti prosegue lungo la spettacolare volta della Cappella Sistina e trova nel Giudizio Universale il primo afflato del suo climax, dove sono intuibili le basi del non-finito che ritroveremo nelle sculture del Michelangelo maturo. La conferenza su uno dei maggiori geni dell’arte di tutti i tempi non poteva che concludersi com’era iniziata, ovvero con una Pietà, quella Rondanini conservata a pochi minuti di distanza dal teatro Manzoni. In essa, nelle sue figure appena sbozzate dalla pietra grezza, si trova l’espressione inarrivabile della tecnica e dell’arte di Michelangelo, che nel suo non-finito è più contemporaneo degli artisti contemporanei.

Non si pensi che nelle quasi due ore di “Michelangelo” il pubblico abbia esperienza di un Vittorio Sgarbi diverso da quello a tutti noto. La dialettica del professore è sempre la stessa: dinamica e viva – perfetta per accordarsi all’energia di Michelangelo! -, ma anche polemica, ironica e dissacratoria, seppur piacevolmente priva di quella mancanza di controllo che talvolta vediamo nelle comparsate televisive. Anche nelle frasi più arcigne di Sgarbi è impossibile non cogliere l’intenso e assoluto amore per ciò che arte è e chi arte fa, che da esse traspira. Probabilmente è il tono unico del professor Sgarbi – che nella divulgazione orale della critica d’arte non ha rivali – che regge uno spettacolo come “Michelangelo” e lo rende appetibile e comprensibile anche e forse soprattutto a chi vi si approccia da non conoscitore della storia dell’arte, rimanendone assolutamente affascinato.

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Sergio Vessicchio
Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.
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